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domenica, 02 agosto 2015 ore 2:12
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IL CONSIGLIO COMUNALE FORZA LE NORME

Gangi, disobbedienza civile
per gestire i beni confiscati

Il consiglio comunale di Gangi sceglie la strada della disobbedienza civile per aderire al consorzio madonita della legalità e sviluppo. E per mantenere nell'organismo la propria presenza, il Comune chiede una deroga. Il caso nasce da un voto del consiglio con il quale aderisce al progetto che nel territorio madonita dovrebbe gestire i beni confiscati alla mafia. La delibera di formale adesione è scaturita dalla vicenda legata all'assegnazione e utilizzo del feudo Verbumcaudo confiscato in via definitiva al boss Michele Greco, il "papa" della mafia. Nei mesi scorsi a sottoscrivere il protocollo d'intesa, per la nascita del Consorzio madonita della legalità e sviluppo, erano stati la Provincia regionale di Palermo i Comuni di Polizzi Generosa, Castellana Sicula, Petralia Soprana e Sottana, Blufi, Bompietro, Alimena, Valledolmo, Sclafani Bagni, Geraci Siculo, Castelbuono, Campofelice di Roccella, Lascari, Cefalù, Scillato, Collesano, Gratteri, Pollina, San Mauro Castelverde e Collesano.

Il consiglio comunale di Gangi ha approvato l’adesione nonostante il parere contrario degli uffici. La normativa vigente vieta infatti ai comuni di aderire a più di un consorzio e Gangi, come gli altri centri del comprensorio, fa parte del consorzio che si occupa della gestione dei rifiuti.

“L’approvazione vuole essere un atto politico di disobbedienza civile – ha detto il sindaco di Gangi, Giuseppe Ferrarello – e spero che altri comuni seguano il nostro esempio. Siamo coscienti della nullità dell’atto ma è un modo per sensibilizzare gli organi preposti, la Regione in particolare, a concedere una deroga e permetterci di aderire al consorzio per la gestione dei beni confiscati nelle Madonie”.

“Si tratta di un gesto di straordinaria importanza – continua Ferrarello - che ci permetterebbe di utilizzare i beni per creare lavoro e sviluppo economico, utilizzarli non solo come risposta di legalità ma anche come riscatto sociale per restituire alla società civile in termini di lavoro e sviluppo: quello che la mafia ha sottratto al territorio”.
02.12.2011

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