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DALL’AUDIZIONE ALL’ARS SOLO CHIUSURE

Cefalù, sul punto nascite
è scontro con la Regione

Lapunzina: impugneremo il piano
Sul punto nascite di Cefalù si va verso un braccio di ferro con la Regione. Anzi a uno scontro diretto. Al termine dell’audizione davanti alla commissione sanità dell’Ars, il sindaco di Cefalù Rosario Lapunzina ha annunciato che sarà impugnato davanti al Tar il piano sanitario regionale: è lo strumento in base al quale l’assessore Lucia Borsellino ha deciso la chiusura del centro di Cefalù. Anche gli altri sindaci del comprensorio, che hanno partecipato all’audizione, sono schierati sulla stessa linea. Alla fine dell’incontro, cominciato con un sit-in davanti alla Presidenza della Regione, c’erano volti tesi e umori indispettiti per l’assenza della Borsellino giustificata da “impegni istituzionali a Roma”.
Al suo posto c’era solo il capo di gabinetto che ha prodotto una direttiva del ministro della salute Beatrice Lorenzin che chiude ogni porta a ogni ripensamento e si limita a imporre categoricamente la chiusura dei punti nei quali non è stata superata la soglia minima di 500 parti all’anno. Rispetto a questo criterio unicamente numerico si lascia un sottile spiraglio alla richiesta di deroga da riportare ai disagi territoriali. Ma si tratta di un’impostazione estremamente rigida rispetto alla quale l’assessore Borsellino non ha intenzione di fare passi indietro, anche sotto il peso delle pressioni del ministro che ha perfino minacciato il commissariamento della sanità siciliana. Al diktat del ministro la Regione sembra intenzionata a piegarsi e questa condotta remissiva ha inasprito il clima del confronto. Tanto che, lasciando dopo più di tre ore palazzo dei Normanni, il sindaco Lapunzina ha detto: “Non ci fermeremo. Le proteste continueranno di pari passo con le impugnative e i ricorsi”. Ma quali provvedimenti saranno impugnati? Non certo la direttiva del ministro, ha precisato Lapunzina. Presenteremo ricordo contro l’intero piano sanitario regionale che prevede i tagli e non lascia spazio ad altre misure correttive.
La fermezza di posizioni espressa dalla Borsellino, sia pure attraverso il capo di gabinetto, non viene compresa dai sindaci e tantomeno dai cittadini, alla luce del fatto che per salvare Cefalù è stata proposta da Lapunzina una soluzione ragionevole: quella di fare rientrare il punto nascite in una rete che comprenda anche gli ospedali Civico e Cervello-Villa Sofia, da qualche giorno soci della nuova Fondazione Giglio.
La conclusione dell’audizione, convocata dal presidente della commissione Pippo Digiacomo, ha lasciato tutti con l’amaro in bocca. Lapunzina ha liquidato con toni sferzanti la possibilità di chiedere una deroga rispetto alle previsioni del piano regionale. “Sono solo pannicelli caldi – ha detto – mentre noi chiediamo soluzioni ragionevoli. Per la chiusura di Cefalù manca qualsiasi presupposto. Il piano del 2011 non riflette più la situazione reale, che nel frattempo è cambiata. Basterebbe ricordare che nella Fondazione Giglio non ci sono più soggetti privati ma soci pubblici. Viene dunque superato il rilievo che a suo tempo aveva formulato il giudice amministrativo per giustificare la scelta di Termini Imerese (ospedale pubblico) rispetto a Cefalù, che aveva un ospedale gestito da soggetti privati. Ora siamo sullo stesso piano”.
10.03.2015

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