Cerca
venerdì, 25 settembre 2020 ore 23:40
Diminuisci carattere Ingrandisci carattere Stampa Invia RSS
Ph. archivio Varzi
HA FESTEGGIATO 90 ANNI

Catarinicchia, il vescovo
che spinse i lavori al Duomo

Un giorno di ordinaria quotidianità. In questa forma semplice ma intensa monsignor Emanuele Catarinicchia ha festeggiato i suoi 90 anni. A Cefalù, dove è stato vescovo tra il dicembre 1978 e il gennaio 1988, di Catarinicchia si ricorda la sua adesione alla modernità del messaggio evangelico, l’impegno per la conclusione del restauro del Duomo, l’attenzione ai temi culturali.
Nella fase precedente era stato arciprete di Corleone e proprio in questo ruolo era stato al centro di un caso controverso. Avrebbe promosso una protesta, ma lui stesso poi smentì, per un presunto accanimento giudiziario nei confronti di Ninetta Bagarella moglie del boss Totò Riina. “Non ho mai ho raccolto o promosso – sottolineò – raccolte di firme. Anzi, ho sempre osteggiato la mafia, schierandomi sempre in prima linea”. Ammise solo di avere conosciuto la Bagarella come alunna nel periodo in cui insegnò al liceo classico Corleone. “Era una delle tante ragazze. Non ho nella mente momenti particolari che la riguardano. Da allora non l'ho più rivista. Non sapevo nemmeno che arrivasse da una famiglia di mafiosi”.
Nominato vescovo, mons. Catarinicchia arrivò a Cefalù accompagnato dai sindaci di Partinico, suo paese natale, e di Corleone. Nel pomeriggio del 20 gennaio 1979 fece il suo solenne ingresso a Cefalù accolto dal sindaco Nicola Imbraguglio. In una cattedrale strapiena di fedeli si svolse la solenne cerimonia dell’intronizzazione.
Si mise subito all’opera. Già il giorno 11 febbraio 1979, ricorda Sandro Varzi, si recò in visita ufficiale al Comune. Diceva che intendeva essere il vescovo di tutti e chiedeva di essere sostenuto nella sua opera di calare la sua missione pastorale nei problemi di Cefalù e della diocesi, di andare incontro alle necessità della gente anche a costo di attingere alle modeste risorse della mensa vescovile e di portare avanti il difficile caso dei restauri della Cattedrale.
Per mons. Catarinicchia e per la Chiesa di Cefalù il 1981 ha segnato un importante avvenimento: la celebrazione del 850° anniversario della fondazione della basilica cattedrale, che prevedeva periodi prevalentemente religiosi affiancati da temi culturali e turistici ma dava spazio anche a manifestazioni come mostre, esposizioni e un convegno internazionale sul Duomo di Cefalù e sul gravoso problema del suo restauro. Nella comunicazione del 14 settembre 1980 al presbiterio e ai fedeli della diocesi, sottolineava che non pensava tanto a “celebrazioni trionfalistiche” quanto alla “necessità di porre una pietra miliare nel cammino faticoso appena intrapreso per il rinnovamento alla luce del Concilio Vaticano II”. E aggiungeva: “Il 7 giugno 1131 Ruggero rifondava la Chiesa, il 7 giugno 1981 segnerà il punto culminante della nostra preparazione alla visita pastorale… La ricorrenza dell’850° suggerisce che la Chiesa non è mai ultimata, la nostra Cattedrale è in continuo rifacimento, segno di quella Chiesa che nel Concilio Vaticano II si è riconosciuta santa e peccatrice, sempre da riformare spinta misteriosamente dallo Spirito a realizzare il Regno, che è venuto, che viene, che verrà “.
Proprio sul problema degli annosi restauri della Cattedrale il 19 dicembre 1981 sulla prima pagina del Giornale di Sicilia, ricorda ancora Sandro Varzi,apparve un amaro sfogo del vescovo: “Adesso basta, il Duomo non si tocca”. Uscendo dal suo riserbo, come custode del Duomo di cui si sentiva legittimo difensore, disse: “Il nostro Duomo è diventato una miniera di denaro…. Tanta gente si è fatta una sorta di comodo impiego permanente….. Da oltre cinquanta anni si interviene senza mai sapere che fare, questa è una leggerezza inaudita…. Non esistono progetti di intervento adottati o da adottare per il Duomo, c’è una fantomatica commissione che studia da cinque anni senza che si sappia nulla dei progetti, ammesso che ne abbiano. Il chiostro è inagibile ormai da tempo, tutto va definitivamente in malora mentre loro studiano. Tutto è pagato con denaro pubblico, di tutti. Bisogna fare chiarezza, assoluta chiarezza”.
Le reazioni non si fecero attendere. Si rispose al vescovo che tutti gli studi erano stati da poco ultimati e in fase di pubblicizzazione, che i risultati ottenuti sarebbero stati messi a disposizione degli studiosi in una mostra e in un Convegno Internazionale. Quindi sarebbero state tracciate le linee definitive per un restauro globale del monumento.
L’attività del vescovo proseguì senza sosta con una pastorale della famiglia, rapporti con associazioni e gruppi giovanili, la promozione del laicato, l’attenzione al mondo degli anziani e dei sofferenti. Durante l’episcopato di Catarinicchia nacquero corsi di aggiornamento teologico, venne costituito l’Istituto di scienze religiose e iniziò finalmente il restauro definitivo del Duomo.
Quasi inaspettatamente il 7 dicembre 1987, dopo nove anni, venne chiamato a reggere la Diocesi di Mazara del Vallo. La decisione suscitò grande discussione. Ma lo stesso vescovo gettò acqua sul fuoco delle polemiche: “Non vedo manovre nascoste, ma la necessità della Chiesa e di chi presiede istituzionalmente i movimenti, di provvedere ad alcuni cambiamenti. Non dimentichiamo che la situazione della Diocesi è uguale a quella di altre diocesi italiane. Pertanto non bisogna esagerare nel dire che siamo penalizzati o si debbano sospettare chissà quali manovre per avere avuto in questi ultimi due decenni un movimento di vescovi. Direi che è tutto normale nel senso che è avvenuto tutto non ad arte, si sono determinati questi avvenimenti e dobbiamo accettarli”.
Il 23 gennaio 1988 durante la liturgia conclusiva del suo ministero pastorale a Cefalù, celebrata in una cattedrale ancora una volta stracolma, mons. Catarinicchia dava lettura del suo testamento e delle sue ultime volontà: con i suoi risparmi, aveva commissionato all’artista milanese Virginio Ciminaghi un altare bronzeo fuso a cera persa, laminato in oro, come ricordo del suo episcopato da collocarsi, a restauri ultimati, come poi accadde, nel presbiterio dove esisteva l’antico altare aureo voluto da Ruggiero II, andato perduto.
Oggi mons. Catarinicchia, ritiratosi a vita privata, vive a Mazara del Vallo dove è stato vescovo dopo Cefalù.
12.07.2016

Gli articoli in primo piano
CRONACA Coronavirus: c'è un caso positivo a Cefalù. Si tratta di una persona che lavora a Cefalù ma...
CRONACA La farmacia Cirincione e la barberia dei parrucchieri Rajmondi hanno avuto dal comune di Cefalù le...
AMBIENTE Si studiano le farfalle delle Madonie. L’ente Parco ha ospitato il workshop Butterly Monitoring...
AMBIENTE Anche il Comune di Cefalù partecipa domenica prossima alla XXVIII edizione di “Puliamo il...
CRONACA Prenderà il via il 26 settembre, presso l’ex Convento dei Cappuccini di Geraci Siculo, la prima...
Cefalù
pubblicità
Per la tua pubblicità su laVoce web
pubblicita@lavoceweb.com - 339 1347769
LaVoceweb
Contatti: redazione@lavoceweb.com Direttore Responsabile: Franco Nicastro Copyrights 2008 © lavoceweb.com