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DALLA PROCURA UNA RAFFICA DI "AVVISI"

Voto di scambio a Termini,
sindaco e Totò Cuffaro
tra i 96 politici indagati

La macchina del consenso – voti in cambio di favori e posti di lavoro – sarebbe andata a tutto regime alle elezioni di due anni fa a Termini Imerese: alle regionali e alle amministrative del 2017. È quello che sostiene la Procura della Repubblica che indaga 96 tra assessori regionali, sindaci, amministratori locali, politici di schieramenti diversi. E spunta anche il nome di Totò Cuffaro. Anche l’ex presidente della Regione, che nel 2015 ha finito di scontare sette anni di carcere per favoreggiamento della mafia, avrebbe mosso le sue pedine per dare una mano agli amici candidati.
Il caso dei fratelli Salvino e Mario Caputo ha dato la stura all’indagine. E ora il pm Anna Domenica Gallucci ha inviato 96 avvisi di conclusione indagine per voto di scambio e altre ipotesi di reato: si tratta del primo passo verso una richiesta di rinvio a giudizio.
Il nome mediaticamente più noto, che spunta tra le pieghe del caso, è quello di Totò Cuffaro. Con lui sono indagati anche l’assessore regionale al territorio, Toto Cordaro; il capogruppo all’assemblea regionale di “Diventerà Bellisima” (lista collegata all’attuale governatore Nello Musumeci); gli ex coordinatori della Lega in Sicilia, Alessandro Pagano e Angelo Attaguile; il candidato del Pd alle regionali, Giuseppe Ferrarello; il sindaco di Termini Imerese, Francesco Giunta, sostenuto da uno schieramento di centro destra. Tra gli indagati anche la dirigente scolastica Loredana Bellavia. Quando il caso è esploso si è dimessa da assessore comunale.
A fare muovere due anni fa la magistratura sono state le polemiche accese attorno alla candidatura nella lista della Lega di Mario Caputo, fratello di Salvino ex deputato regionale ed ex sindaco di Monreale. Salvino non poteva essere candidato a causa di una condanna per abuso d’ufficio che ha fatto scattare l’incandidabilità prevista dalla legge Severino. Al suo posto era stato presentato il fratello che nei volantini e nei manifesti elettorali veniva indicato con il suo nome accompagnato dalla specificazione "detto Salvino". Proprio questa appendice onomastica viene giudicata come un espediente che si configura come un reato molto serio: attentato ai diritti politici dei cittadini. Secondo la Procura, quell’aggiunta non aveva altra finalità che quella di indurre gli elettori non a chiarire meglio ma a confondere l’identità del candidato scambiandolo per il vero Salvino Caputo. Di questo presunto inganno sia i fratelli Caputo sia gli ex coordinatori della Lega in Sicilia, Alessandro Pagano e Angelo Attaguile.
Dall’inchiesta della Procura emerge un quadro fosco della campagna elettorale a Termini Imerese. Scambi e di promesse erano strumenti molto usati nella mobilitazione del consenso. Per avere i voti candidati e capi elettori promettevano posti di lavoro, promozioni agli esami di maturità, ammissioni ai test delle facoltà a numero chiuso, affidamento di incarichi. In questo scambio vorticoso sarebbero coinvolti candidati di schieramenti diversi come Filippo Maria Tripoli (lista "Popolari e autonomisti"), sostenuto da Cuffaro, e Giuseppe Ferrarello, ex sindaco di Gangi, candidato (non eletto) nella lista del Pd.
L’indagine ha poi incrociato altre irregolarità. Il sindaco di Termini Imerese, per esempio, è indagato per un uso improprio di mezzi dell’autoparco comunale. Alcuni dipendenti comunali sono coinvolti in casi di assenteismo, la punta emergente di un fenomeno su cui è stata sviluppata un’indagine separata.
14.03.2019

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