Cerca
venerdì, 26 aprile 2019 ore 12:49
Diminuisci carattere Ingrandisci carattere Stampa Invia RSS

Fede e mistero nei riti
della Settimana santa

Immersi tra mistero e fede sono i riti sacri della Pasqua nelle Madonie: dalla domenica delle Palme a quella di “Resurrezione” suscita un’intensa partecipazione popolare. Dai “tamburinara” di Gangi alla “Cerca” di Collesano, dalla “Sulità” di Gratteri alla “Pirdunanza” di San Mauro Castelverde, dalla “Casazza” di Alimena al “‘Ncuontru” di Petralia Sottana è un susseguirsi di celebrazioni e cortei che hanno come intento quello della rievocazione della passione morte e resurrezione di Cristo. I cortei sono formati da confraternite nei loro caratteristici costumi d’epoca e seguiti dal clero con i paramenti sacri.
A dare il via alla settimana Santa è stata la domenica delle Palme di Gangi, ultimo paese della cintura madonita, con la colorata e folkloristica processione di 12 confraternite.
Particolare processione penitenziale si svolge il venerdì santo a Collesano dove si rappresenta la ricerca del figlio da parte dell’Addolorata nella famosa “Cerca”. La processione prende il via all’alba e ripropone le quattordici stazioni della Via Crucis. Nella chiesa di Santa Maria si radunano i confrati del Santissimo Crocifisso con i caratteristici abiti composti da una tunica bianca, una mantellina nera, un cappuccio, guanti e calze di colore marrone, sandali e una corona di spine sul capo.
A San Mauro Castelverde la settimana santa ha una sua tradizione, quella della “Visarìa”, che si rinnova da secoli. Il Venerdì Santo si formano due cortei, uno la mattina e l’altro il pomeriggio curato dalle tre confraternite cittadine, dedicate a San Mauro, al SS. Sacramento e alla Madonna del Rosario. È loro il compito di portare in processione Cristo e la Madonna.
Le statue sono prelevate dalle rispettive chiese per giungere a quella di S. Sofia al Monte; durante la processione si ha la sosta alla chiesa di S. Giorgio dove, chi lo desidera, può svolgere un rito penitenziale detta “Pirdunanza”, una cerimonia durante la quale i confrati, in segno di penitenza, si inginocchiano e si percuotono con una sorta di flagello.
Sono solitari i confrati di Gratteri nella processione della “Sulità” del Venerdì santo. Si caratterizza particolarmente per il fatto che i fedeli sfilano uno dietro all’altro in solitudine: da qui il nome di “Sulità”. Altro aspetto interessante e insolito della rappresentazione è che i simulacri del Crocifisso, dell’Ecce Homo, del Cristo Morto e dell’Addolorata partono da punti diversi dell’abitato per incontrarsi poi nei pressi della Matrice vecchia. È un momento suggestivo quando il corteo si immette nel corso principale per raggiungere la Chiesa Madre nuova, intitolata a San Michele Arcangelo: questo tratto viene percorso infatti alla sola luce delle candele portate dai confrati. Giunti nella piazza antistante la Chiesa Madre nuova, i simulacri vengono sistemati a semicerchio.
Suggestiva è anche l’antica tradizione della Settimana santa di Alimena dove protagonisti sono le varie confraternite accompagnate dalle lamentanze, i tradizionali canti polivocali che hanno per tema la passione di Cristo.
Il venerdì diversi cortei di confrati e fedeli sin dalle prime ore del mattino percorrono le strade del centro abitato. A mezzogiorno al richiamo della “truccula”, una tabella di legno, tutte le confraternite confluiscono con le proprie insegne, le bandiere e le croci nei pressi della Chiesa Madre. Da qui il corteo, in un ordine prestabilito, sale verso la chiesa del Calvario dove inizia una nuova processione, quella di Gesù Cristo adagiato dentro un’urna in vetro sostenuta da giovani.
A rappresentare la gioia dopo lo strazio è u ’Ncuontru di Gesù con la Madonna a Petralia Sottana. La domenica di Pasqua i simulacri del Cristo e della Madonna vengono condotti per le vie e fatti incontrare in un punto prestabilito: è questo u ’Ncuontru (l’incontro) vero e proprio. Le due statue protagoniste dell’incontro sono Gesù Cristo risorto e l’Addolorata. Il simulacro del Cristo porta, nella mano sinistra, una palma decorata e in quella destra il vessillo della resurrezione; l’Addolorata, invece, è interamente ricoperta con un mantello nero, emblematico simbolo di lutto e di dolore. L’incontro avviene nella piazza antistante il collegio di Maria. La Madonna lascia cadere il mantello nero per rimanere abbigliata di azzurro, colore che simboleggia la gioia. Dal silenzio e dalla penitenza, esplode la gioia manifestata con suoni assordanti. Intanto i simulacri del Cristo e della Madonna si scambiano un lungo inchino, e subito dopo, insieme e uno rivolto verso l’altro in modo da potersi guardare, percorrono il corso principale del paese e rientrano nella chiesa madre.

(Archivio la Voce)
15.04.2019
Ivan Mocciaro

Gli articoli in primo piano
CRONACA C’è chi ha cominciato la fila molto prima che la cattedrale aprisse al pubblico per la prima...
CULTURA & SPETTACOLI Nanni Moretti è venuto a Cefalù per presentare il suo “Santiago, Italia” e per raccontare una...
SPORT La Targa Florio è pronta a continuare la storia della corsa automobilistica più antica del mondo...
CRONACA È un momento storico ma anche un atto simbolico. Così il vescovo Giuseppe Marciante ha concepito...
CULTURA & SPETTACOLI Un’opera d’arte realizzata con materiali di scarto. Si chiama “Terra”, porta la firma di...
Cefalù
pubblicità
Per la tua pubblicità su laVoce web
pubblicita@lavoceweb.com - 339 1347769
LaVoceweb
Copyrights 2008 © lavoceweb.com
Contatti: redazione@lavoceweb.com